Viriditas_tornare vivi - Ilaria Drago

Logout
Vai ai contenuti

VIRIDITAS_tornare vivi

ideazione e regia Ilaria Drago

testi e interpretazione Ilaria Drago e Andrea Peracchi

musiche originali di Stefano Scatozza

partitura gestuale Claude Coldy

luci di Max Mugnai

foto di Cristina Latini


Performance prodotta per Contemporanea Festival 2019 – Alveare Teatro Magnolfi – Teatro Metastasio di Prato. 

In scena al Museo Macro Asilo di Roma nella giornata dedicata al lavoro di Ilaria Drago. 

In replica al Cantiere Simone Weil di Piacenza. 

ldegarda di Bingen chiama la linfa che tutto nutre viriditas: il verdeggiare, linfa innata che offre la pienezza delle cose e degli incontri. Viriditas_tornare vivi è una performance di circa 20 minuti, un atto poetico, un gesto di cura e d’attenzione nato per cercare risposte a domande fondamentali: che cosa abbiamo dimenticato tanto da rendere sé e l’altro una merce di scambio, un oggetto da consumare? Dov’è la linfa originaria senza la quale sembriamo fantasmi, sonnambuli, monadi sbandate in balia degli eventi? Due corpi d’amanti (Ilaria Drago e Andrea Peracchi) in contatto costante mutano, attraverso la rarefazione e la lentezza dei movimenti e mediante una estetica riferita all’iconografia pittorica, temperature ed emozioni che variano organicamente. La sostanza che pervade il movimento è fortemente suggestionata dalle opere di Klimt, dall’armonioso erotismo del suo periodo aureo e di contrappunto dal tratto spigoloso, tormentato e tragico di alcuni disegni di Schiele; ma anche dalle opere d’arte di Canova, Bernini, Rodin. 

L’ideatore delle luci Max Mugnai interpreta il carattere pittorico del lavoro evidenziando i particolari dei corpi, delle pelli e dei volti al fine di renderli statue viventi in costante e lento mutamento.

La ricerca sul movimento si radica sui principi della Danza Sensibile® creata dal coreografo e maestro Claude Coldy che cura la partitura gestuale del progetto. 

Le voci e i testi originali dei performers sono registrati e si innestano all’interno delle composizioni  originali di Stefano Scatozza per non vincolare i due corpi a una specifica identità, lasciandoli liberi di essere figure archetipiche e di agire in un tempo e in uno spazio diverso, dilatato, dove l’incontro con l’altro si fa ponte e occasione possibile per ricongiungersi a sé, al mondo e tornare, stupefatti, alla vita.


Radio3 Suite - Panorama
Torna ai contenuti