Naeema Rubra - Ilaria Drago

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Naeema ruber

scritto e diretto da Ilaria Drago 

musiche di Meira Ascher

interpretato da Alessandra Cristiani e Paolo Grimaldi

luci di Max Mugnai

scena di Barbara Bessi

prodotto da Locomotion Film e Paolo Grimaldi


Quanto deve durare un conflitto? Cinque, dieci, migliaia di anni? Quanti morti, feriti e quanto dolore prima che qualcuno dica basta? Prima che ogni sguardo sia offeso e ogni piccola mano sia mutilata o siano ogni parola e ogni corsa di bimbo uno strazio di polvere sotto le macerie? 

Il conflitto israelo-palestinese lo ricordiamo da sempre ed è sempre stato fin dalla nostra nascita, come non avesse neppure avuto un inizio, come se fosse lì eterno a straziare corpi, a disegnare i confini precisi dell’odio e dell’incomprensione. 


Non sappiamo se ci sarà mai una fine per questa guerra, come per ogni altra che oggi tormenta migliaia di persone, ma azzardiamo la follia dell’immaginazione… ed è un azzardo d’amore! Si può insinuare in mezzo a tale devastazione la rivoluzione improvvisa e prepotente dell’amore? È possibile che questo si accenda fra le bombe e i fili spinati? È possibile si accenda fra persone di fazioni opposte? 

Naeema ruber è il racconto dell’amore che sorprende e sconquassa le leggi, strappa le divise, tenta di cancellare la fisionomia di un passato che imprigiona piuttosto che essere sostegno alla libertà; mette in discussione ogni ragione radicata nel potere, nella sopraffazione e nell’abuso, in nome di quel bene insperato capace di donare resilienza. 


Un soldato scava con le mani la speranza di una fuga, una buca infinita come il tempo che passa nell’attesa della donna che ama. Un buco di filo spinato feroce a segnare il futuro possibile di due anime che si sono incontrate un giorno fra le pallottole e i bulldozer. 


Lo spettacolo è un’attesa e una fuga: l’attesa infinita della donna amata, la fuga con lei oltre i campi di reclusi, lontani dalle proprie famiglie in lotta, i propri cari e gli altri quelli che giocano a dadi sulla testa della gente per strada. L’attesa di un’amante raccolta fra le macerie dopo un bombardamento. La fuga da ogni ricordo violento, dalle mimetiche e dai kamikaze. Arriverà mai questa donna? Arriverà la nuova vita? Arriveranno giorni felici?  Non lo sappiamo, forse lo speriamo insieme al soldato senza nome diventato uomo. 


La scena è poesia, i quadri che si susseguono tessono la parola dell’attore alle partiture della danzatrice. Un dialogo fra linguaggi differenti, come diversi sono i protagonisti di questa storia; diversi eppure tanto più vicini di quel che si immagina dopo che gli occhi e la vita tutta in un istante si sono incontrati.

Il lavoro non propone una risposta immediata, ma tenta la domanda. Tenta di mostrare quale umanità vi sia dietro la paura, l’orgoglio, la legge, il potere; chi siamo? Cosa potremmo essere? È possibile abbandonare la dittatura di un sistema che ci ha colti alla nascita e manipolati fino a farci scordare il valore immenso della Vita?


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